CORIGLIANO-ROSSANO - “Quando si parla di welfare e di persone fragili è necessario attenersi ai fatti, evitando semplificazioni che rischiano di alterare la realtà”.
È quanto dichiara l’Assessore alle Politiche Sociali di Corigliano-Rossano, Marinella Grillo, in merito alle affermazioni dell’Assessore regionale Pasqualina Straface.
“Le risorse destinate al sociale non sono ferme. Le somme indicate come residui sono già impegnate in servizi attivi o in procedure in corso. Confondere la fase contabile con quella della liquidazione significa offrire una rappresentazione non corretta della gestione amministrativa”.
“Le attività di rendicontazione sono pienamente nei tempi previsti. Le principali scadenze sono fissate nel 2026 e il nostro Ambito sta operando nel rispetto di tali termini. In questo contesto, il passaggio tra diverse piattaforme regionali e ministeriali ha comportato un aggravio procedurale, senza incidere sulla continuità dei servizi erogati”.
“Anche sul Fondo Povertà è necessario ristabilire un quadro corretto. Le cifre richiamate non tengono conto della programmazione delle annualità più recenti e degli impegni già assunti per quelle precedenti. La lettura dei dati deve essere coerente con i criteri previsti a livello regionale e non può essere ridotta a una semplificazione numerica. Sulla piattaforma multifondo, i residui indicati non sono risorse ferme, ma spese già impegnate in attesa di liquidazione tecnica”.
“Quota Servizi Fondo Povertà (QSFP): Non esistono 7,1 milioni di euro bloccati. Circa 3 milioni di euro sono stati recentemente programmati (annualità 2024/2025). Le annualità pregresse risultano interamente impegnate, con servizi già attivi o procedure in corso. La lettura dei dati deve essere coerente con le regole di rendicontazione: il QSFP, infatti, non ha una scadenza rigida sul singolo Ambito e prevede un target del 75% su base regionale, non locale”.
“Il welfare territoriale è un sistema complesso, fatto di procedure, vincoli normativi e gestione quotidiana dei servizi. Ridurlo a una presunta inerzia non restituisce la realtà del lavoro svolto dagli uffici e dagli operatori, spesso in condizioni difficili”.
“L’apice di questa distorsione riguarda la misura del Dopo di Noi. In questo caso, le criticità non sono riconducibili a una mancata operatività locale, ma a linee di intervento definite a livello regionale che, nella loro impostazione, non risultavano coerenti con i bisogni reali delle famiglie, rendendone di fatto difficile, se non impossibile, l’applicazione concreta. Anche questo elemento richiede una lettura più rigorosa e meno semplificata”.
“La tutela delle persone fragili richiede rigore e responsabilità. Per questo riteniamo necessario correggere una narrazione che, attraverso l’uso di dati parziali e linguaggi semplificati, rischia di trasformare un tema delicato in uno strumento di contrapposizione. Il nostro impegno è garantire servizi concreti ai cittadini. Il welfare non si misura con dichiarazioni, ma con le risposte che ogni giorno vengono assicurate sul territorio. Trasformare questo tema in un attacco politico, utilizzando proprio le fragilità come leva comunicativa, non è solo scorretto sul piano istituzionale. È un modo di intendere la politica che finisce per strumentalizzare le persone che si dichiara di voler tutelare. Ed è esattamente ciò che non possiamo permetterci” conclude.


